
Come faccio a decidere?
Quotidianamente ciascuno di noi è portato a confrontarsi con molteplici realtà e situazioni più o meno conosciute che richiedono una presa di decisione. Saper decidere è una competenza fondamentale per l'individuo, non soltanto nel contesto lavorativo ma soprattutto in quello relazionale! Ma in che modo noi prendiamo le nostre decisioni? In questo articolo proveremo a spiegarvi i vari processi coinvolti.
Il grado di difficoltà di una decisione dipende essenzialmente dal numero dei fattori non noti, dalla complessità delle loro reciproche relazioni, dal numero di opzioni di scelta, e dalla valutazione delle possibili conseguenze di ciascuna opzione.

Allo sviluppo della teoria delle decisioni hanno contribuito discipline diverse: filosofia, matematica, statistica, psicologia, economia, ecc... In maniera molto sintetica, è possibile distinguere le teorie sul decision making in due approcci:
Secondo l'approccio normativo le persone scelgono, in maniera del tutto razionale, l'opzione che in assoluto offre i guadagni più elevati o le perdite più basse. Tuttavia è evidente come nella vita quotidiana spesso le personale compiono scelte irrazionali, non necessariamente dettate dal principio di utilità. Da tale constatazione nasce l'approccio descrittivo, il quale mira a costruire modelli in grado di prevedere il processo decisionale e ad individuare i fattori che lo condizionano. Fu Hebert Simon (1955) a spiegare che le persone nella vita quotidiana raramente effettuano complesse analisi costi-benefici di ciascuna opzione disponibile, bensì utilizzano procedure molto più semplici dette "euristiche": ovvero la decisione viene presa sulla base delle poche informazioni disponibili sul momento affidandosi a quegli schemi comportamentali che più frequentemente hanno dato esiti positivi in situazioni simili. Esse non garantiscono la scelta migliore ma conducono, nella maggior parte dei casi e con un ragionevole investimento di tempo e sforzo, a risultati soddisfacenti! Tuttavia, proprio per la loro natura "imperfetta" possono condurre l'uomo a commettere importanti errori di valutazione:
-Euristica della rappresentatività: si tende a stimare la probabilità di un evento in base al suo grado di tipicità rispetto alla categoria cui appartiene. Questa euristica è alla base della "fallacia del giocatore d'azzardo" che sovrastima la probabilità di un evento in base alla sua prototipicità. Ad esempio, se si chiede di lanciare una monetina e gli si chiede di indovinare se uscirà testa o croce, le probabilità che esca l'una o l'altra sono del 50%. Se dopo 5 lanci, è sempre uscito testa, si tenderà a pensare che al prossimo lancio sia più probabile che esca croce, in realtà le probabilità restano sempre del 50%. Lo stesso accade con i numeri dei lotto!!!
-Euristica della disponibilità: si tende a stimare la probabilità di un evento sulla base della facilità con cui si evoca un'informazione, sull'impatto emotivo, piuttosto che sulla probabilità oggettiva. Questo spiega perché si tende a considerare più probabile un incidente aereo rispetto ad uno in macchina nonostante le statistiche indichino il contrario.
-Euristica affettiva: i giudizi e le decisioni sono prese a partire dalle emozioni suscitate dal problema e dalle modalità con cui lo stesso è posto.
-Euristica dell'ancoraggio: le persone tendono a crearsi una prima impressione in base a pochi elementi, rimangono ancorati a tale impressione per cui attribuiscono maggior valore agli eventi conformi alla propria impressione e svalutano quello non conformi.
Conoscere quali sono i meccanismi alla base dei nostri processi decisionali può aiutarci ad essere maggiormente critici nei confronti delle nostre decisioni e ricordarci che potremmo anche sbagliarci!


